Alcara Li Fusi

Da Sant’Agata Militello una panoramica strada, serpeggiante tra piccole borgate, rocce e colline ci conduce ad Alcara Li Fusi: il cui abitato, caratterizzato da vicoli arabo-medievali, è dominato dalle rocce ardite e profondamente fessurate e dalle eleganti guglie dei campanili. È cittadina di antica origine, adagiata su una conca di possenti rocce, un tempo abitate da mitiche città sicane e bizantine. Montagne di roccia
Statua della Madonna Il notevole patrimonio artistico tramandatoci è testimonianza della fede genuina di questa gente.
Centro del paese è piazza Politi, su cui guarda la Matrice cinquecentesca, con campanile a cuspidi e possenti absidi.
L’interno della Chiesa è a tre navate con nicchie e cappelle decorate.
Qui sono gelosamente conservate le reliquie di San Nicolò Politi, anacoreta, proveniente da Adrano, che in questi luoghi, visse, sconosciuto a tutti, in preghiera e penitenza per oltre un trentennio.
Poco fuori dell’abitato è il piccolo cenobio basiliano di Santa Maria del Rogato, ove il Santo si recava per la guida spirituale.
Al suo interno un prezioso affresco di chiara matrice bizantina.
Immersi nel silenzio della campagna, imponenti e suggestivi sono i resti della Chiesa di San Nicolò Politi, realizzata sulla collina dove il Santo si era ritirato in eremitaggio. Affresco di San Nicolò Politi
Campanile della Chiesa San Pantaleone Altro monumento di fede nel centro di Alcara è la Chiesa di San Pantaleone, di chiare forme romaniche, con il campanile che si staglia sullo sfondo di una parete di roccia.
All’interno vi sono tele del Basile e del Tomasi, un organo a canne del 1500, ed una straordinaria tavola
Madonna col Bambino ed i Santi Sebastiano ed Antonio da Padova, opera di anonimo della seconda metà del Quattrocento, probabile allievo di Antonello da Messina.
Tavola dipinta di scuola antonelliana

Frazzanò

Abbazia di Fragalà Lungo la provinciale, che si incunea arditamente tra rocce e scenari dolomitici, in dolce declivio sulla montagna, è l’Abbazia di San Filippo di Demenna o di Fragalà, prestigioso cenobio basiliano risalente al periodo bizantino, che, per secoli, svolse autorevole ruolo in tutto il Valdèmone.
È uno dei pochi monasteri che non subì distruzione da parte degli arabi. La costruzione della Chiesa con tre absidi sporgenti ad oriente, le finestre arcuate, archi a tutto sesto, volte a botte, tracce di affreschi sulle pareti, fu curata personalmente dal Conte Ruggero. L’operosità culturale, religiosa ed economica dei monaci greci in questa zona dei Nebrodi fu tra le più cariche di fervore spirituale.

Il vasto e articolato edificio rappresenta il massimo documento abbaziale del monachesimo messinese.
Il grande organo della Chiesa Madre
Chiesa Madre di Frazzanò

Nell’ampia piazza principale di Frazzanò si affaccia la Chiesa Madre dedicata alla Vergine Assunta.
La sua costruzione risale agli inizi del 1500, successivamente abbellita con un elegante prospetto dalle tipiche forme del barocco siciliano.
All’interno vi sono dignitose tele e statue del sei-settecento.
L’altare e il coro finemente intagliati sono opere di Filippo Allò, artigiano della vicina Mirto.

Frazzanò è terra che, nel 1120, diede i natali a San Lorenzo, sacerdote basiliano, che svolse intensa vita apostolica, suscitando fervore ed operando prodigi.

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